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Io c’ho la faccia da cane. Tu ti metti paura della mia faccia da cane? Ma ti faccio più paura io o un cane vero. Non hai il coraggio di rispondermi, perché non mi sai rispondere, perché non sai come si carezza un bimbo con la faccia di un cane, che ti lecca la faccia invece di darti un bacetto sulla guancia, che piscia sul bordo del cesso perché alzando la gambetta non centra il buco con l’acqua in mezzo.

Ma tu lo sai come si porta in braccio un bimbo con la faccia da cane ma che si muove come un gatto rosso? Non hai il coraggio di rispondermi, perché non mi sai rispondere, perché non sai come si porta in braccio un bimbo con la faccia da cane ma che si muove come un gatto rosso. Ora mi riempio la bocca con un mazzetto di fuori di campo, solo quelli rosa che pendono dal vaso. Così almeno ti viene la tenerezza per i fiori di campo, mentre io ti guardo muovendo le palpebre ogni 5 secondi, così ti guardo fisso fino quasi a piangere, quando si piange perché si seccano le lacrime e allora si piange proprio perché si seccano le lacrime ed allora quelle secche chiamano le sorelle bagnate, che chissà da dove spuntano: io non l’ho mai capito da dove spuntano le lacrime bagnate.

 Io non faccio “miao”, faccio “bau” perché sono un cane, un cane che si muove come gatto.

 Ma tu ti metti paura di un bimbo con la faccia da cane che si muove come un gatto e che porta in bocca fiorellini di campo?E poi che fai se ti metti paura? Mi prendi a calci come un cane con una faccia da bambino? Mi chiedi nell’armadio senza luce? Lo dici a papà che mi toglie patatine, play station, pallone e televisione per quattro mesi fino all’estate e dopo mi manda a lavorare da Antonio in macelleria perché sa che mi fanno paura i quarti di bue appesi e insanguinati? Che non riesco a guardare i capretti senza pelle appesi per i piedi con gli occhi senza ciglia che sembrano due biglie azzurre?

 Ma tu pensi che i bimbi con la faccia da cane vogliono solo mordere i polpacci come i Pìtbùl? Io ringhio solo in classe alla maestra, quando si prende le merendine perché sono “chiatto” e cattivo e faccio piangere Assunta quando mi attacco alla sua gamba, che è secca come una gamba della cattedra. Io non voglio mica ringhiare a Te, mamma. Io voglio solo passarti a fianco come si muove un gatto, lasciandoti i peli sulla maglia come fa Rizzo quando te lo prendi in braccio e te lo stringi in braccio sul divano in braccio mentre guardi la televisione e io gioco da solo coi miei colori, di nascosto al buoi nel mio letto dove costruisco ferrovie e strade con le matite rosse. Tu non le hai mai trovate le matite rosse nel mio letto perché la mattina non mi dai un bacio da quando avevo forse un anno, mi strilli da lontano che devo andare a scuola, mi apri la tapparella e te ne vai a prepararmi la tazza di latte. In quei 2 minuti e mezzo, mentre te ne vai in cucina a prepararmi la tazza di latte, io nascondo le matite rosse dietro alla Bibbia sotto il comodino almeno fino a quella stessa sera quando o a calci o a gesti di vigile mi mandate a dormire nel mio letto senza luce, ed io non so che fare e allora tiro fuori le matite rosse e mi metto a giocare sotto il mare delle coperte a fare ferrovie ed autostrade con le mie matite rosse, almeno fino a quando non crollo dal sonno mentre voi allattate.

 Vi da fastidio che io abbaio con la faccia da cane, perché vostro figlio piccolo si spaventa e si mette a piangere perché i neonati sanno solo piangere per farsi coccolare da una mamma che non vuole più il suo bambino grande. Ora esco un attimo e mi lego alla grata delle bici, lo so che è notte ma sotto la luna non mi metto paura di abbaiare, se lo faccio papà viene a cercarmi ma avrà troppa vergogna per picchiarmi nel cortile se tutti si affacciano e lo guardano slegare un bimbo con la faccia da cane. Mi prendo il suo montone che mi fa il pelo da cane, poi se mi darà un piccolo calcio sotto le palle, senza che nessuno lo veda, per farmi smettere di abbaiare senza che però nessuno lo veda io stringerò i fiori in bocca e non appena avrò la forza gli morderò la gambe così avrà ragione a picchiare suo figlio con la faccia da cane, che abbaia alla luna muovendosi rosso come il suo gatto.

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