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22-01-13

Angela, Angelica lottatrice. Ilaria e la ragazzina del bus. Certo quello era forse il 6 e questo è il 49. Il desiderio di libertà, tutto il bello che c’è in me, il giocatore di pallone degli anni ’40. E l’ansia, la paura, l’inadeguatezza. Quelle sue cosce color madreperla; e forse anche la castità può rendere felici. È un buon momento, ho detto a Federica, 57 kg, gambe lunghissime. Pioggia estiva.

23-01-2013

Angelica era una donna e riempiva i jeans scoloriti in modo meraviglioso. Sembrava al contempo una ragazzina. La sera era molto fredda ma l’acqua, tutta quella paciuga sull’asfalto non gelava. Ah, certo… il sale. Bruma, smog e salamoia. Angelica… per terra mettono il sale come tanti anni fa. Si vede che la triacetina poi costava troppo.

Freddo umido nel ghetto. Nessuno esce. Angelica mi scioglie il cuore… starò in questa città per poco. Non si può vivere solo di pizza e falafel. Fortuna che l’intestino marcia regolare.

Ho visitato i musei principali e sono rimasto molto colpito dalle statue lignee dell’antico Giappone… ci sono floridi vecchietti dappertutto. Con questo umido dovrebbero avere i reumatismi. Invece si buttano sulla cultura, sulle lombatine, se solo potessero, reimpregnerebbero daccapo le passanti.

Io non sono più giovane e Angelica è quasi certamente molto, molto più giovane di me. Anch’io impregnerei volentieri le passanti ma purtroppo ho molto da fare. Non ho più molto tempo e la mia MISSIONE è a un punto morto.

Avete presente una bottiglia… anzi un bicchiere sotto un flusso d’acqua, che si riempie. Ecco. Forse in realtà il mio tempo è già finito.

Però devo lo stesso tentare, l’ho promesso.

Erano 12 giudici, 12 uomini o forse donne, non li ho visti bene in volto.

Ho promesso che… ecco sono sicuro che innanzi tutto dovevo venire in questa città e farmene un’idea precisa. Quando l’avessi conosciuta veramente bene mi sarebbe stato poi chiaro l’obiettivo finale della missione.

La città è molto grande e io pensavo che il centro fosse la parte fondamentale da cui iniziare. Ma il suo fascino, la sua bellezza si sono rivelati essere una trappola. Proprio quella bellezza e quella simmetria, risolti in sé, non lasciavano spazio ad alcuna ansia, ad alcun interrogativo e quindi non c’era per me alcuna missione da compiere… Angelica… chissà dove abitava Angelica. Ero sicuro che molto avrei scoperto nell’odore della sua saliva se mi avesse leccato il volto. Sono sicurissimo che la tessitura dell’epidermide attorno al suo ombelico, se decifrata correttamente, mi avrebbe fatto fare dei grandi balzi in avanti…

Provai a esaminare le segrete motivazioni degli abitanti del modesto quartiere in cui vivevo, le strutture di parentela… davanti ai miei occhi increduli si disegnò un abisso caotico, un odio antico senza capo né coda, una gioia malata senza ragione, un intrico per il quale non avevo codici.

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