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Budva, mai sentito.

Se qualcuno mi diceva: Budva, se mi ricordava qualcosa, probabilmente avrei risposto il personaggio di un libro, senza sapere quale. Non ho memoria per i nomi dei personaggi, giusto Oblomov, Cicicov, il principe Andrej, chi sa perché.

Poi cercavo un documento, il certificato di nascita, e tra le cartelle ho trovato un foglio. Diceva.

Agosto 2006. Alla fiera di Budva siamo arrivati all’alba e c’erano le giostre discoteca. E scarpe di gomma con sette centimetri di tacco, portavano le ragazze. Odore di ciambelle. Le vogliamo.

Siamo arrivati con la corriera, viaggiato la notte. Nei sedili davanti c’erano quattro serbi con gli zaini pieni di patatine e caramelle, guardavo uno biondo, ha finito per offrirmi dell’aranciata.

All’una della notte la corriera si è fermata e ha illuminato una panchina tra le montagne. Due ragazzi si baciavano senza capire niente. Poi siamo ripartiti, lei è rimasta a fare ciao con gli occhi tristi, lui è salito, le lucine del corridoio gli facevano chiaro mentre raggiungeva il sedile. Aveva la barba lunga, un cappello nero e una croce sul vestito, un prete ortodosso, credo. Andavamo avanti e lui ancora le mandava baci.

Mezz’ora dopo un bambino vomitava la coca cola. Il giovane serbo mi sorride e mi passa l’aranciata, bottiglia appiccicata e calda. Se era birra preferivo.

I quattro ragazzi serbi non conoscevano la lingua degli inglesi meno ancora quella degli italiani, io non conoscevo la lingua dei serbi. All’ultima sosta siamo andati in bagno nello stesso momento, ci siamo sorrisi, dico ciao ripete ciao.

All’alba poi siamo scesi, alla fiera friggevano bistecche e ciambelle.

A Mostar non abbiamo pagato il biglietto del treno, a Sarajevo la stanza, a Belgrado la cena. Non è da vantarsi ma fa morire dal ridere. A Budva abbiamo cercato di non pagare una ciambella ma il ciambellano ci è corso dietro.

Oltre l’ortodosso, le giostre discoteca e le bistecche, il resto è come sentirlo per la prima volta, come se non c’ero. Se non trovavo il foglio a Budva non ero mai stata. La storia delle ciambelle poi, che villania.

One thought on “Gessica Franco Carlevero – Come se non c’ero

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